SEMPRE CON NOI


Don Fernando Marchi

"Se a qualcuno il Signore mi ha concesso di fare un po' di bene, chiedo una sola cosa: dimentichi pure in fretta questo prete ma non quello che gli ha detto. Dio ci è Padre. Addio..." (dal testamento spirituale).

A seguito di un incidente stradale, martedì 30 aprile 2002 è deceduto monsignor Fernando Marchi, Vicario generale della Diocesi di Biella, il cui forte legame con la figura di Pier Giorgio Frassati lo portò ad essere tra i promotori del sentiero a lui intitolato, in occasione del Giubileo del 2000, da Pollone sino alla sommità della Manda. "Buon alpinista, era animatore di un gruppetto di sacerdoti che amano salire in montagna, anche su tracciati impegnativi, sovente guidati dall'amico Luciano Chiappo. Era di casa al rifugio Coda dove annualmente saliva a celebrare la santa Messa; così anche al Bocchetto Tessera alla consueta celebrazione estiva voluta dalla famiglia Zegna. Anche il riposo della giornata del lunedì era sovente vissuto compiendo escursioni in montagna, un amore personale che monsignor Marchi viveva sempre con una prospettiva cristiana, educativa e di sana aggregazione. Centro della sintesi tra fede e amore per la montagna era per lui il Santuario di Oropa …" (Susanna Peraldo su "il Biellese" del 3 maggio 2002).
Antonello Sica, coordinatore nazionale del progetto "Sentieri Frassati" del Club Alpino Italiano, così lo ricorda: "Conservo un ricordo bellissimo di mons. Marchi, è ciò anche perché la sua amicizia non fu facile e spontanea, ma dovette passare attraverso la reciproca comprensione delle nostre diversità nell'unità di figli di Dio: fu questo un esercizio al quale entrambi ci prestammo "a cuore aperto" ... ed il risultato fu vigorosamente alto!
Tra i tanti insegnamenti, debbo anche a don Fernando, ed al suo amore per la "carità concreta", la conoscenza di Ernesto Olivero, fatta proprio lì a Pollone in occasione dell'inaugurazione del "Sentiero Frassati" e da quel giorno sempre più arricchita dalla lettura dei suoi libri, da qualche scambio epistolare e, soprattutto, dalla consapevolezza che un cammino come quello del Sermig non può non contrassegnare i nostri stessi passi sui sentieri di montagna e ... sui sentieri della vita.
Da ultimo ebbi da don Marchi anche l'inatteso dono - trasmessomi per posta accompagnato da una lettera che ora mi sarà ancor più preziosa - l'ultima importante biografia di Pier Giorgio scritta dal salesiano don Marino Codi, nella quale viene riservato un paragrafo anche ai "Sentieri Frassati", con notizie fornite - forse - dallo stesso don Marchi. Per la passione e ammirazione che egli nutriva verso il beato Pier Giorgio non possiamo oggi che essere lieti con lui dell'incontro eterno col Padre accompagnato da sì grande conterraneo che in quella Gloria lo ha preceduto; ma come non essere umanamente affranti per tale improvvisa perdita, nel rammarico di non poter sviluppare ancora una volta con lui tante belle idee intorno ai giovani, alla montagna e, in definitiva, alla diffusione della gioia per il sentirci tutti affratellati dall'unico Padre che a questa vita terrena ci ha mandati ... ed alla vita eterna ci ha destinati?".

Vito Oddo

Ideatore del "Sentiero Frassati delle Terre del timo", nella sua tanto amata provincia di Siracusa; animatore schietto e fedele - insieme con la moglie Anna - del progetto "Sentieri Frassati", del quale aveva saputo cogliere e sottolineare i valori più autentici, dal febbraio del 2001 Vito Oddo continua ad accompagnarci ... dall'Alto, certamente in compagnia di Pier Giorgio...
A quanti non hanno avuto la fortuna di incontrarlo nel cammino di montagna o della vita offriamo il ricordo del vice presidente generale del C.A.I., Luigi Rava, apparso sulle pagine di "Lo Scarpone" (n.4/2000), e quello degli amici di Siracusa (con un testo letto durante le esequie).

Oddo, infaticabile animatore del CAI in Sicilia

Vito Oddo non ce l'ha fatta. Il male che da tempo lo aveva colpito ha avuto il sopravvento. Era consapevole della gravità della sua malattia e malgrado ciò si faceva prendere da ogni idea e da ogni iniziativa, pronto a metterci dentro tutta l'effervescenza del suo entusiasmo. Era un vulcano di idee e finiva sempre per contagiare e coinvolgere tutti coloro che gli stavano accanto, prima fra tutti la moglie Anna. Vito era fatto così. Ti travolgeva con la sua dinamicità. Aveva innato il senso dell'accoglienza e un grande sorriso per tutti. E una disponibilità senza confini, capace di nascondere e non far pesare le preoccupazioni e le amarezze. Questo era il suo stile di vita.
Era orgoglioso della "sua" Sezione di Siracusa che insieme a un gruppo di fedelissimi e con l'ausilio della Sezione di Catania e della Delegazione siciliana era riuscito a creare per svolgere attività di formazione e di educazione in materia ambientale e per la valorizzazione ecosostenibile del territorio siracusano, e in particolare di quello montano degli Iblei.
Tutto era nato dall'incontro tra Oddo e Teresio Valsesia. Una complicità che ha rivitalizzato il gruppo siracusano del CAI verso un operoso cammino.
Dall'accoglienza del "Camminaitalia" (prima e seconda edizione), alla posa di un cippo a Capo Passero, che Vito aveva voluto dello stesso materiale di quello triestino per indicare il legame ideale fra i due punti estremi del grande trekking italiano, dallo studio dei percorsi escursionistici e naturalistici dei monti Iblei alla realizzazione del "Sentiero Frassati" siciliano: sono soltanto alcune delle attività portate avanti da Vito e dai soci di Siracusa. E quante altre iniziative avrebbe realizzato se il male che lo minava non avesse cominciato ad imporgli crudeli rinunce e restrizioni ai progetti maturati con geniale passione.
Oggi che Vito non c'è più ci resta il dono prezioso della sua amicizia, il suo esempio, il suo sorriso, la sua bontà, il bene che da lui abbiamo ricevuto.

Per Vito

Zaino in spalla, passo sicuro, sempre proteso verso la meta. Così amiamo ricordare Vito: con quella sua aria da bambino curioso, pronto alla battuta, all'ironia, ai grandi voli. E sì, perché la sua mente volava. Volava verso mete non sempre facili da raggiungere e una di queste era l'ostinato disegno di tracciare i sentieri di questa nostra bella provincia dai profili sinuosi e spezzati, inondati di profumo e di colori.
Così amiamo ricordare Vito: fra i giovani studenti che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, di restare contagiati dalla sua passione per la natura, perla montagna. Cosa non avrebbe dato per vedere ripercorrere i suoi passi da tutti coloro che rispondevano al suo richiamo? Cosa non avrebbe dato per poter continuare a misurare e a scoprire le meraviglie racchiuse da queste nostre montagne, per troppe età mantenute in un indolente isolamento?
"Conoscere per amare" è stato il motto del CAI di Vito, e lui... le amava davvero queste montagne! Non potremo mai dimenticare l'ultimo sguardo, quasi un grido silenzioso, disperato, che Vito ha lasciato scivolare su di loro, durante l'ultima festa della montagna a cui ha partecipato, mentre riecheggiavano le note dei canti alpini, intonati ai piedi della statua di San Giovanni Gualberto.
Così amiamo ricordarlo.

Patrizia Marchetti

Ha sognato a lungo un "Sentiero Frassati" nella sua regione, l'Emilia-Romagna, e per questo aveva coinvolto più di un amico, confrontandosi sui percorsi che si sarebbero potuti scegliere ... ed anche sul modo con cui rendere accessibile almeno un tratto del sentiero a chi, come lei, avesse qualche impedimento nel camminare.
Il 26 luglio del 2001 Patrizia questo sogno se lo è portato con sé in Cielo; ma da quello stesso giorno quel sogno ci ha contagiati come non mai e siamo sicuri che prima o poi, con anche l'aiuto suo e di Pier Giorgio insieme, troveremo chi ci aiuterà a trasformarlo in realtà !
Per intanto - aderendo volentieri ad un desiderio dei familiari - vogliamo donare, a quanti non hanno avuto modo di conoscerla, una testimonianza fatta dalla stessa Patrizia, nel 1993, ad un gruppo di giovani.

Una vita nella fede

Carissimi, ciao a tutti.
Mi chiamo Patrizia, ho quasi 42 anni, ho una malattia che si chiama distrofia muscolare progressiva per la quale verso i 12 anni ho smesso completamente di camminare e dopo alcuni anni anche di usare le braccia e le mani (la lingua invece funziona ancora!).
Io non sono qui per testimoniare una grazia straordinaria di conversione, sono qui per testimoniare l'amore di cui il Signore ha ricolmato la mia vita, pur nella privazione che ha permesso per i suoi imperscrutabili disegni.
Amore che mi permette di dire con tutta sincerità e con forza che la vita è un grandissimo dono di Dio, che la vita è bella, degna di essere amata, gustata e vissuta pienamente, sempre e comunque.
Vedete, il Signore mi ha manifestato il suo amore donandomi una bella famiglia, serena, molto disponibile.
Mi ha donato degli amici, tanti, cari e belli.
Ha messo sul mio cammino almeno tre sacerdoti santi e alcune suorine straordinarie che mi sono stati guide e punti di riferimento preziosissimi (e lo sono tuttora). Dico questo molto volentieri, soprattutto per dare conforto e fiducia a chi non abbia avuto belle esperienze in questo senso o veda la Chiesa con diffidenza o addirittura con repulsione. Credetemi, ci sono accanto a noi dei ministri di Dio che sono delle persone meravigliose, e che ci aiutano a ritrovare noi stessi e a dare un senso alla nostra vita. Credetemi! Insieme a tutto questo, o grazie a tutto questo, il Signore mi ha donato una grande serenità, che non è merito mio, non è frutto del mio sforzo: è puro dono Suo.
Il Signore, oltre a farmi questi doni di amore, mi ha anche insegnato una cosa importantissima attraverso la mia malattia: quali sono le cose che valgono veramente. E me le ha fatte amare. L'amicizia, il voler bene, il fare il bene, il poterlo servire, il poter essere uno strumento, anche solo piccolissimo, nelle sue mani, uno strumento del suo amore per le anime. Tutte cose possibili ad ognuno di noi, qualunque sia la nostra condizione, che dureranno per sempre, che nessuno potrà mai rubarci e che danno gioia.
E' stato veramente grande il Signore con me, non è vero?!!!!
Allora, io vorrei che tutti insieme lo ringraziassimo per le grandi cose che Egli opera nella vita e nell'anima di ciascuno di noi, di ciascuno dei suoi piccoli.
E vorrei che gli chiedessimo due cose: di saper sempre vedere i segni della sua presenza e del suo amore nella nostra vita, sempre, anche e soprattutto nei momenti difficili, nei momenti di sofferenza, perché Lui è davvero presente e ci soccorre. E di saper gustare ogni piccola cosa di cui il Signore ha arricchito la nostra vita e di saper gioire sempre. Che non ci accada di possedere tesori inestimabili, ma di non accorgercene e di sentirci, quindi, poveri ed infelici!
Vi lascio con la parola che credo il Signore voglia sussurrare al cuore di ciascuno di voi e cioè che Lui è il Dio della vita, dell'amore e della gioia sempre e comunque!!!
Ciao a tutti.
Patrizia
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